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Arkeon: tanto va la gatta al lardo...che ci lascia lo zampino
Giovedì, 16 Aprile 2009, 99 letture
Tanto va la gatta al lardo...che ci lascia lo zampino

Non è questa la prima volta che affronto il problema grave del cosiddetto "giornalismo famelico" e degli effetti disastrosi della "fame" tipica di quei giornalisti eternamente a caccia di "scoop", i quali, nella foga di "divorare" le notizie e di "vomitarle" addosso agli spettatori, non si curano delle persone che mettono quotidianamente alla gogna, che espongono al pubblico ludibrio come "mostri in prima pagina".

Il caso di cui voglio occuparmi oggi è quello del famoso "Luca" di "Luca era gay" e della trasmissione di Striscia in cui siamo stati informati di chi fosse veramente il protagonista della canzone di Povia.

Il caso di "Luca" è il tormentone che ci assilla (nostro malgrado) da diversi mesi: proteste, manifestazioni, minacce per la partecipazione della canzone di Povia "Luca era gay" al festival di Sanremo, azioni di "riparazione" durante il festival con una bella vetrina a disposizione di un esponente di spicco tra i gay militanti avversari di Povia (ne avremmo fatto volentieri a meno), polemiche a non finire durante e dopo il festival.

Nel frattempo c'era chi si adoperava a cercare di scoprire l'identità di questo "luca" per fare, al momento opportuno, il suo "scoop". A questo genere di "investigatori" non interessa affatto nè la canzone di Povia, nè Povia, nè Luca, nè il problema se l'omosessualità sia un fatto naturale oppure no, non interessa neanche il problema della presunta o effettiva persecuzione contro gli omosessuali.

A questa forma di giornalismo d'inchiesta-spazzatura interessa solo catturare l'attenzione e poter dire di aver scoperto un "segreto" che soddisfa la perversa curiosità di un pubblico annoiato a cui piace concludere il pasto serale con una "pietanza dolce", succulenta per chi la trangugia, ma molto indigesta e amara per chi ne è involontario protagonista.

In questo genere di "pasti" si divertono solo i cannibali, non certo chi gli fa da "cibo".

Ho visto le immagini di Striscia in differita, qualche ora dopo la diretta, perchè (per mia scelta) non vedo mai questo genere di trasmissioni. Quelle immagini mi hanno colpito. Mi ha colpito in particolare la discrepanza enorme tra quello che vedevo sullo schermo e l'audio.

Ho visto le immagini di una famiglia (una coppia e un bambino molto piccolo) in un momento di evidente "confidenzialità" mentre parlano di argomenti strettamente personali e vivono un momento di vita familiare che era destinato a rimanere tale, cioè intimo e circoscritto a una cerchia limitata di persone.

Queste immagini venivano di tanto in tanto sottolineate dalle risate finte e artificiali di Striscia la Notizia e da interruzioni che miravano a dimostrare, riprendendo alcuni momenti della canzone di Povia, che il "luca" di cui racconta la storia non era altri che quello che si vedeva nelle immagini insieme alla moglie e al figlio: il tutto, naturalmente, "condito" con gli apprezzamenti e le frasi trionfalistiche di chi sta svelando al pubblico un grande segreto e ha fatto uno scoop sensazionale!

Subito dopo la trasmissione, la notizia viene ripresa anche da Repubblica (Povia: Striscia, "luca era gay" nata da nostra inchiesta), che, a sua volta, riporta una news dell'Agenzia AGI. Si nota anche un tentativo di rivendicare il diritto di essere stati i primi a risolvere quello che sembra ormai il rebus del millennio: la vera identità dell' ex gay Luca.

Dopo aver assistito a un simile scempio ho provato una profonda tristezza per la miseria emersa da questa trasmissione, la miseria di chi si serve dell'intimità altrui per attirare la curiosità del pubblico e tristezza per le persone che si nutrono di questa "informazione spazzatura".

E poi ho provato una grande indignazione per l'ingiustizia di cui la famiglia messa alla gogna è stata oggetto. L'innocenza e l'intimità di persone ignare sono state esposte senza alcuna necessità, senza valide ragioni e utilizzando una forma di violenza psicologica che ha fatto di quelle tre persone tre vittime, vittime di quegli abusi psicologici di cui si parla tanto e che si riescono a vedere solo dove fa comodo che si vedano.

Ma, tornando allo scoop, almeno Striscia questo segreto l'ha svelato?

E' proprio quello il "luca" di cui parla Povia nella sua canzone?

A giudicare dalla lettera che Povia stesso legge durante una trasmissione successiva a questi fatti pare proprio che Striscia abbia preso una cantonata, basandosi su informatori poco attendibili i quali, forse, avevano altri fini da raggiungere facendo comparire sullo schermo proprio QUEL "luca".

Si dà il caso, infatti, che quel "Luca" afferma nel video di aver frequentato Arkeon, un percorso antropologico-spirituale accusato di voler "curare i gay".

La conclusione dello scoop di Striscia è:

"Non è che Povia ha frequentato Arkeon e lì ha conosciuto Luca? Forse ...".

E invece sembra proprio di no. Durante la trasmissione "Festa Italiana" Povia ha letto la lettera indirizzata a lui dal vero "Luca" della sua storia che potete ascoltare voi stessi.




E' evidente che si tratta di un'altra persona.

La notizia viene ripresa dal giornale Leggo Week-end online di oggi, 28 febbraio 2009 di cui cito la frase finale:


"Luca ha scritto a Povia: Dopo le polemiche ed il trionfo, o quasi, di Povia a Sanremo, al cantante sono arrivati anche i ringraziamenti da parte del protagonista della vicenda. In una lettera accorata infatti, letta da Povia in tv ospite di Caterina Balivo a “Festa italiana”, Luca parla della sua esperienza: ha 58 anni, una moglie ed una bambina. Povia ha raccontato inoltre di aver incontrato “Luca” nel 2004 su un treno, in compagnia della famiglia: lo spunto di conversazione tra i due sarebbe stata la canzone”Mia sorella” che, particolarmente apprezzata da Luca, era stata scritta dal cantante per affrontare il tema della bulimia".

Vorrei concludere con alcune domande e una speranza.

Chi ha dato a Striscia le preziose informazioni che hanno portato allo scoop bufala dell'anno? E perchè lo ha fatto?

Chi trae vantaggi nello sbattere in prima serata e denigrare una famiglia in un momento di intimità, di commozione e di serenità affettiva solo per poter associare a quella famiglia il nome di Arkeon?

A chi giova questa azione con l'inevitabile rimbalzo mediatico che riporta in primo piano il caso giudiziario che coinvolge 11 membri di Arkeon?

Chi sono questi informatori che perseguono finalità non troppo oscure e che, al contempo, procurano scoop-bufale a Striscia?

Dopo le domande ecco la mia speranza: mi auguro che chi passa le informazioni e i video privati a Striscia per le sue "inchieste" si limiti a questa attività, già abbastanza infausta, e non fornisca i suoi "servigi" anche per attività ben più serie e cariche di conseguenze gravissime non solo sul piano personale, ma anche sociale.


Un saluto a tutti e ... alla prossima bufala...

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